TUTTI IN CORO!

La musica e il mondo del pallone: un vero e proprio binomio! La musica è vita, fa evocare ricordi e vivere emozioni forti ed è giusto che anche nello sport più bello del mondo, la musica ne sia parte integrante, sia tra i giocatori che tra i tifosi. Infatti, ogni squadra è rappresentata dai propri supporter che fanno cori e  cantano a squarcia gola l’inno del club, il proprio cavallo di battaglia, per caricare i propri beniamini e allo stesso tempo, intimorire gli avversari.

Generalmente, ciò che rappresenta la propria squadra del cuore, è proprio l’inno, un po’ come lo stemma, un marchio di fabbrica, che mostra l’essenza e le vittorie e le sconfitte del club, paragonabile agli inni nazionali, spesso bistrattati e fischiati, mancando di rispetto alla nazione che gioca, ma soprattutto alla sua storia. In questo caso, gli enti calcistici dovrebbero prendere provvedimenti contro le tifoserie per mostrare la propria forza contro le prepotenze e per favorire la salvaguardia della storia di un paese. Gli inni hanno delle origini, che nel corso del tempo hanno assunto sempre più importanza, assumendo contorni commoventi e significativi nel mondo del calcio: basti pensare agli inni nazionali, colonne portanti del passato di un paese, che insieme alla bandiera, ne costituisce la carta d’identità. L’esempio lampante, e più significativo per noi italiani, è sicuramente l’Inno di Mameli, composto nel lontano 1847, che nell’arco di 170 anni, è stato protagonista di trionfi, sconfitte e dispute dato che solo dalla nascita della repubblica gli è stato attribuito “il titolo” di inno nazionale anche se mai ufficialmente ma solo con lo status di inno de facto. Inizialmente, infatti, era solo un canto popolare, dato che l’inno ufficiale era la Marcia Reale, ma nel corso del tempo Fratelli d’Italia è entrato nel cuore di tutti gli italici, suonato in qualunque manifestazione sportiva, grazie allo spirito e il talento dei nostri talenti, motivo per cui quell’autunno del Risorgimento italiano,  Goffredo Mameli e Michele Novaro composero la canzone più amata e ascoltata dagli italiani.

Gli inni nazionali sono da salvaguardare, poiché fanno parte della storia di un paese, in cui si raccontano gesta di coloro che hanno fatto grande una nazione per cui vengono onorati e cantanti da ogni cittadino, che deve sapere obbligatoriamente le fondamenta della propri patria. Quindi, in qualche modo, c’è una somiglianza con quelli dei club, certo, non hanno lo stesso passato ed importanza, ma per ogni tifoso che si rispetti, è essenziale conoscere le origini della coro più importante della sua squadra in cui si raccontano imprese e sentimenti che trasmette anche una mera fede calcistica. Basti pensare che gli inni sono l’unico punto d’incontro talvolta tra tifosi della stessa squadra ma di città differenti, magari di nord e sud, unendoli privi di discriminazioni e differenze sociali. Un inno serve a creare la colonna sonora della squadra e del suo passato, a identificare i tifosi e dare armonia alla squadra al momento del suo ingresso in campo il giorno della partita per accoglierla al meglio. Talvolta, nel momento del bisogno o per festeggiare, si continua a cantare “a cappella” durante il match, momento in cui i tifosi danno ampio lustro alle proprie doti canore.

Generalmente gli inni calcistici sono composti da cantanti famosi che prestano le proprie voci e/o parole alla propria squadra del cuore o a quella della città di appartenenza: l’esempio più celebre, per storia e per caratura del personaggio, naturalmente è l’inno della Roma, cantato da Antonello Venditti, che accompagna la squadra nelle partite casalinghe dall’ormai lontano 1974 dopo il derby della Capitale. “Juve storia di un grande amore” invece fu composto all’alba di Calciopoli dal cantante Paolo Belli, sicuramente meno celebre del cantante romano citato poco fa, ma ormai entrato nei cuori dei tifosi bianconeri sopratutto perché è stato porta fortuna degli ultimi successi. Più controverso il caso invece è “Pazza Inter Amala” di cui non si è sicuri circa l’autore, ma stando alle ultime querelle, pare essere Rosita Celentano, figlia del mitico Adriano. Sull’altra sponda del Naviglio invece, Tony Renis si sbizzarrì per comporre l’inno del Diavolo, successivamente sostituito da quello di Emis Killa. Infine a Napoli, il classico O surdato ‘nnamurato, scritta da un soldato alla sua amata durante la Prima Guerra Mondiale, celebra le gioie, i dolori e i ricordi della squadra e della città partenopea. Inni entrati nella memoria collettiva, per storia e musicalità, ascoltati di consueto all’inizio e alla fine di ogni match.

Viceversa in Inghilterra, si è soliti cantare anche durante i match, rendendo gli stadi infuocati come vere e proprie bolge; inni storici, che hanno caratterizzato campionati e hanno reso straordinari i “fortini” inglesi che avvolgono il rettangolo di gioco. Celebre è indubbiamente You’ll never walk alone del Liverpool, che elettrizza ogni match ad Anfield, ancor di più dopo l’espansione dello stadio dei Reds, che negli anni ’60, periodo in cui Bill Shankly compose l’inno, non era ancora forte, motivo per cui il cantante disse che “non avrebbe mai lasciato solo” la squadra del Merseyside. Inno che è stato esportato in vari stadi come Celtic Park a Glasgow o motivo di unione come in occasione del match di Europa League 15/16 contro il Borussia Dortmund, in cui i tifosi delle due squadre cantarono insieme l’inno dei “Rossi”, vincendo il premio Uefa come momento più emozionante della stagione e contribuendo alla conquista del primo posto degli inni più belli del calcio. Ulteriormente famoso è anche quello che echeggiava a Boleyn Ground a Londra, Forever Blowing Bubbles, che rende uniche e speciali le partite del West Ham che dall’anno scorso si è trasferito al London Stadium sede delle Olimpiadi 2012. Altrettanto affascinanti anche quello del Siviglia, Himno del centenario, e quello del Barcellona, El Cant del Barça, tradotto in tutte le lingue del mondo e che caratterizza le partite al Camp Nou, e accompagna, insieme alle meravigliose coreografie, i campioni blaugrana.

Simboli di squadre storiche che hanno accompagnato i club nelle loro epiche partite, che continuano ad avere il proprio significato, pur in controtendenza rispetto al periodo in cui viviamo, in cui i valori sportivi e morali non hanno più il significato di prima, ma per la fortuna dei tifosi e del calcio, il loro aspetto e importanza, hanno ancora un certo rilievo e fascino sui giocatori in campo e di conseguenza, sui risultati!

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