Non solo calcio: Intervista a Salvo Coluccio e alla sua passione per il Rugby e la sua esperienza da giocatore in Italia e in Inghilterra.

Oltre al calcio di cui ci occupiamo giornalmente, abbiamo deciso di scrivere qualche articolo su un diverso sport. Oggi ci occuperemo di Rugby, e per questo abbiamo contattato un ragazzo di Messina, appassionato di questo sport, che ha praticato in Italia e che continua a praticare in Inghilterra, dove si e’ traferito da anni con la sua famiglia.

  1. Ciao Salvo, come nasce la tua passione per il Rugby?

• La mia passione per il Rugby nasce da quando avevo cinque anni, grazie a mio padre che mi porto’ nel campo dell’ Arsenale a Messina, dove lui si allenava con la sua squadra di rugby. Era un campo misto tra pietre e amianto, dove se cadevi le ferite ti restavano a lungo. Li in quell campo trovai dei compagni della mia stessa eta’ e con la stessa passione per questo sport, con i quali iniziammo e proseguimmo a giocare insieme per piu’ di vent’anni. Si trattava di una squadra formata dai figli dei giocatori della prima squadra di allora. All’inizio facevamo soltanto degli allenamenti e delle partite amichevoli. Ricordo che il pallone era quasi piu’ grosso di noi, perche’ era un pallone di quelli che si usavano allora che era molto grosso e molto pesante. Possiamo dire che la mia passione e’ nata grazie a mio padre che era un giocatore appasionato di Rugby.

2) Che cosa e’ il terzo tempo?

• Partiamo dal presupposto che il Rugby e’ uno sport che insegna dei valori, come il rispetto e la sportivita’, che noi andiamo trasmettendo ai compagni piu’ giovani, ma anche a colleghi di lavoro e ai nostril figli. Una partita di Rugby nei suoi ottanta minuti di durata e’ una battaglia tra le due squadre; ma una battaglia fatta nel massimo rispetto che si da agli avversari e all’arbitro. Al fischio finale ci si riunisce o nel pub o nella “Clubhouse” della squadra, dove assieme ad arbitro e avversari si beve e si mangia, e si passano anche momenti rilassanti e di allegria dove guardiamo le partite in tv della nazionale, oppure facciamo dei giochi. E questo e’ il terzo tempo di cui si parla tanto nel nostro sport, da non confondere con il “corridoio” che per un periodo e’ stato utilizzato nel mondo del calcio, dove alla fine della partita si stringe la mano all’ arbitro e agli avversari. Il terzo tempo viene fatto in ogni categoria, a partire dalle giovanili.

3) In che squadre hai giocato nella tua carriera in Italia?

• Ho fatto tutte le giovanili a Messina (giocando nel Cus Messina, Clan Messina e Lions Messina, dove fui allenato da grandi allenatori, uno su tutti l’indimenticabile Arturo Sciavicco)poi a 18 anni (che e’ l’eta’ minima per essere ammessi in prima squadra) feci il mio esordio in prima squadra con l’Amatori Messina. L’ anno dopo venni acquistato dal Milazzo in Serie B, una squadra che aveva appena fatto lo spareggio per andare in Serie A contro il Livorno, che poi perse.

(Salvo agli esordi con la maglia del Milazzo)

A Milazzo ho fatto la mia prima esperienza da semiprofessionista, e fu una bella esperienza che duro’ tre anni, dove feci un buon numero di presenze. Dopo questa esperienza fui contattato tramite il mio procuratore  di allora Francesco Del Todesco (che mori all’eta’ di 37 anni per una malattia), da molte societa’ del nord Italia, e fui molto vicino a essere ingaggiato da una squadra di Venezia, che poi rifiutai per motivi familiari. Dopo fui fermo per un paio d’anni a causa di un infortunio alla spalle, e nel frattempo con alcuni ex compagni del Milazzo e dell’Amatori Messina, abbiamo fondato una nuova squadra messinese, che chiamamo Logaritmo, con la quale ripartimmo dale giovanili e dalla Serie C, e grazie al quale ho recuperato dal mio lungo infortunio.Una volta recuperato dall’infortunio sono tornato a giocare in Serie B, con l’Amatori Messina che mi ingaggio’, ma non fu’ una bella esperienza, perche’ ebbi dei problemi e delle incomprensioni con l’allenatore di allora, cosi’ chiesi di venire ceduto in prestito al Reggio Calabria, che militava nello stesso girone. Con il Reggio Calabria sfiorammo la promozione che persimo all’ultima di campionato per soli due punti, nonostante una bella vittoria contro la capolista Frascati; ma posso dire che e’ stata una stagione positiva, perche’ ho ripreso a giocare ai miei livelli, superando tutte le paure post-infortunio.

(Meta con dedica quando militava nel Reggio Calabria)

Fu cosi’ che decisi di restare con loro, e feci altre due stagioni prima di trasferirmi in Inghilterra. Gli anni a Reggio sono stati belli e indimenticabili, come anche gli anni a Milazzo, dove conobbi mia moglie Margaret. Sono state le esperienze sportive che porto piu’ nel cuore, perche’ mi hanno fatto crescere e confrontare con giocatori d’esperienza internazionale.

4) Cosa ci dici invece della tua carriera inglese, dove stai ancora giocando?

• La mia esperienza inglese inizia dopo un recupero ad un infortunio a un ginocchio, avuto nell’ultimo anno che ho giocato a Reggio. La mia prima squadra inglese e’ stata il Broughton Park , che mi aiuto’ molto a riprendere la forma fisica, e nella prima stagione feci 12 partite dove segnai 10 mete (che e’ sempre il mio record personale).

(Salvo durante una partita con il Broughton Park)

Nella mia seconda stagione con loro, giocai qualche partita in piu’ e realizzai 8 mete, e a fine stagione fui inaspettatamente nominato giocatore dell’anno.

(Salvo viene proclamato giocatore dell’anno)

Questo premio fu’ per me una grande soddisfazione, e la cerimonia organizzata nella sede ufficiale del club, e’ stata molto emozionante, perche’ fui premiato in una cerimonia alla quale erano presenti un sacco di persone. Nella terza stagione mi infortunai al ginocchio, e dopo un po’ di tempo rientrai contro il Wythenshawe (che e’ la mia attuale squadra). In quella stessa partita durante il terzo tempo fui avvicinato dall’allora allenatore del Wythenshawe, che mi propose di far parte della squadra nella stagione seguente.

(Salvo con la sua attuale squadra, il Wytenshawe)

Accettai con molto entusiasmo, perche’ era una squadra ben organizzata a livello societario, piena di figure molto professionali. Fu’ cosi che dopo un mese mi unii a loro, e giocai con loro l’ultima partita di campionato (che questa squadra vinse), dove realizzai una meta. Quest’anno con loro ho giocato piu’ partite, nonostante un paio di infortuni, e ho realizzato sei mete, e attualmente mi trovo nella top-tre dei realizzatori della squadra. Giochiamo nella quarta divisione del nord-west, e gia’ sarei stato contattato da due squadre per la prossima stagione.

Una squadra della stessa divisione, con la quale c’e’ uno storico derby, e una squadra di una divisione superiore dove gioca un mio ex compagno di squadra. Sto valutando attentamente le offerte, nonostante mi trovo bene nella squadra dove gioco attualmente, dove come giocatore di esperienza aiuto i giovani della squadra a crescere sia a livello disciplinare, che a livello sportivo e atletico. Sono molto contento di giocare a Rugby qui in Inghilterra, perche’ l’Inghilterra viene considerata la patria del Rugby. Se penso che a Messina abbiamo solo due squadre che hanno anche carenze di strutture, senza un vero e proprio campo dove giocare e allenarsi; a confronto noto che qui in Inghilterra trovi campi da Rugby dappertutto, e addirittura a Manchester ci sono piu’ di cento squadre. Questo mi fa pensare come questo sport in Inghilterra sia seguito e importante. La cosa che mi piace piu’ dell’Inghilterra e’ che non ci sono limiti di eta’, e puoi giocare fino a quando vuoi. Invece in Italia putroppo arrivato a 42 anni devi smettere di giocare per motivi di sicurezza

5) Cosa manca in Italia per fra crescere il movimento “Rugby”? Cosa ne pensi dei risultati della nostra nazionale?

• Il nostro problema a livello nazionale e che abbiamo si buoni giocatori, tecnici preparati e buone societa’, ma principalmente mancano le strutture. Al nord qualche buona struttura la abbiamo, mentre al sud purtroppo no. E poi una cosa che penalizza questo sport e’ il seguito, dato che la maggior parte delle persone in Italia, segue il calcio e altri sport, e non ci sono le cosidette “materie prime” per portare la nostra nazionale ad alti livelli, alla pari con le altre squadre che partecipano al “Sei Nazioni”. Siamo ben lontani dai livelli delle squadre che partecipano, e lo vediamo nella nostra nazionale maggiore che stenta a crescere. Pero’ rispetto a prima le nostre giovanili, stanno facendo dei miglioramenti, e lo notiamo con la nazionale giovanile che ha dei buoni elementi ed e’ migliorata nella qualita. Il nostro problema principale e’ che a livello di federazione e di promozione del movimento siamo un po’ disorganizati e dobbiamo migliorare. Pero’ a conclusione voglio segnalare che a Messina, dove l’unica squadra di Rugby,la CLC Messina (nata dalla fusione di tutte le squadre messinesi), dal prossimo anno avra’ un impianto rinnovato. Infatti a settembre hanno stanziato dei fondi, e con una gara di appalto sono stati avviati i lavori di restauro dell’impianto che si trova allo Sperone, e che sara’ dotato di un manto erboso in erba sintetica. Il nuovo stadio del Rugby sara’ dedicato allo storico allenatore e maestro di Rugby Arturo Sciavicco.

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