ATENE 2007: IL CANTO DEL DIAVOLO

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Tredici anni fa il Milan vinceva la sua settima Coppa dei Campioni, prendendosi la rivincita ai danni del Liverpool. Una notte che, oltre a consegnare alla leggenda la squadra rossonera, ne sancì anche l’inizio di un declino la cui fine sembra essere ancora lontana.

Atene. Ore 22:31. Il triplice fischio dell’arbitro tedesco Fandel dà il via alla festa. Il Milan è campione d’Europa per la settima volta nella sua storia. Viene così chiuso un cerchio lungo due anni. Tanto è passato dalla più grande delusione della storia milanista. In una calda notte di Istanbul, il Milan buttò via una finale già vinta in soli sei minuti, quelli che sono bastati al Liverpool per rimontare i tre gol di svantaggio, prima di vincere ai rigori. Sei minuti spazzati via dalla doppietta del Signore delle CoppePippo Inzaghi, che nella notte greca indossò i panni dell’eroe protagonista dei poemi omerici, portando il Milan nell’Olimpo del calcio mondiale.

 

L’UOMO DEL DESTINO NELLA NOTTE DEL DESTINO

Probabilmente era scritto da qualche parte che il destino rossonero sarebbe stato nelle mani di colui che a Istanbul mancava. E magari anche con lui in campo quella sera le cose sarebbero andate allo stesso modo. Perché quando ci si mette il destino, non c’è modo di contrastarlo. Già, quel destino che, evidentemente, nel 2007 aveva come sinonimo la parola Inzaghi. Suo il gol contro la Stella Rossa nei preliminari. Suo il primo gol nella fase a gironi contro l’AEK Atene. Suo il gol decisivo a Monaco contro il Bayern. E ovviamente, sua la doppietta in finale. Un destino che da beffardo si è trasformato in trionfale, e con cui il Milan di Ancelotti raggiunse il suo apice, con la conquista della seconda Coppa dei Campioni in quattro anni. A posteriori, comunque, si può dire che quella sera fu importante anche per un altro motivo.

 

LA LENTA DISCESA ALL’INFERNO

Non si può ignorare che da quella magica notte è iniziato un lento ed inesorabile declino. All’epoca l’errore fu quello di non aver avviato un processo di rifondazione graduale della squadra, continuando invece a puntare su giocatori molto, troppo esperti, soprattutto per una questione di marketing. E le conseguenze di quelle scelte si vedono ancora oggi, a distanza di tredici anni. Infatti, mentre le altre grandi società continuano ad alzare trofei e a costruire per il futuro, il Milan continua a guardare al suo glorioso passato per mascherare il disastroso presente, e che non lascia presagire nulla di buono nemmeno per l’immediato futuro.

In ogni caso il passato non può e non deve essere cancellato, ed è ciò che, in un certo senso, può alimentare la speranza di un ritorno a quei fasti gloriosi. In fondo, è ciò che ci ha insegnato proprio il Milan: dopo Istanbul c’è sempre Atene.

 

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