Distanza sempre più delineata.

Il denaro, gli sponsor, la Champions League tutto a favore dei top club aumenta il gap delle piccole nei confronti delle grandi. Un calcio meno romantico, sentimentale, tenero e passionale dettato dal dio denaro che preclude alle provinciali di sognare altro che una semplice salvezza. Succede poi che in una classica domenica invernale i campioni d’Italia cadono sotto i colpi di una Spal che con fatica, sudore, agonismo e sacrificio fa esultare i suoi tifosi come fosse l’ultima partita utile per non scendere in serie B.

La Juventus ha in mano il mercato degli attaccanti.

Il potere si vede anche da come il calciomercato si evolve, da come ad esempio la Juventus ha in mano il mercato degli attaccanti. Il club bianconero riesce attraverso il suo appeal e il suo potere economico a fare il bello e il cattivo tempo in qualsiasi situazione. È in grado di accaparrarsi le simpatie dei migliori procuratori al fine di portare a termine operazioni di mercato a costo zero. Vedi Rabiot e Ramsey quest’anno, Pogba qualche anno fa. Insomma un predominio che inizia dal mercato per finire sul campo verde.

Soluzioni?

Bene a riguardo ci sarebbero diverse soluzioni per diminuire anche di poco il gap rispetto ai top club; certamente la prima mossa da fare è aumentare la percentuale dei diritti televisivi alle piccole. In Inghilterra una provinciale con bacino di utenza ridotto ha a disposizione somme quasi come un top club. La seconda da fare è quella di aiutare i piccoli club nella ristrutturazione degli stadi in modo tale da aumentare i ricavi indotti dal merchandising. È necessaria una rivoluzione in questo senso per poter sperare nel ritorno delle sette sorelle che hanno contraddistinto gli anni novanta; anni indimenticabili caratterizzati da un dominio tutto italiano in Europa e nel mondo…