Il bel gioco e i buoni risultati non bastano più: per il Napoli è arrivato il momento di diventare grande, e ha un solo modo per farlo, ovvero iniziare a vincere qualcosa.

Essere o non essere, questo è il problema”. Per descrivere la situazione del Napoli non esiste modo migliore che usare la celebre citazione dell’Amleto di William Shakespeare. Da ormai sei anni a questa parte, la squadra partenopea è costantemente la seconda forza nel panorama italiano, dietro solo alla corazzata juventina; in questo periodo il Napoli ha indubbiamente fatto degli enormi progressi, frutto del lavoro prima di Benitez, poi (e soprattutto) di Sarri, e ora di Ancelotti, ma c’è l’impressione che ancora manchi qualcosa per svoltare in maniera definitiva. Infatti, se dal punto di vista tecnico la squadra ha imposto un’idea di gioco rivoluzionaria nel panorama calcistico italiano, grazie al lavoro di Maurizio Sarri, da un punto di vista più concreto, quindi a livello di trofei, non c’è stato nessun passo in avanti, in quanto l’ultimo trofeo vinto dai partenopei vedeva ancora Rafa Benitez come allenatore.

Si può dire che le componenti che hanno influito su questa mancanza di successi in termini concreti sono tante, ma quella che lo ha fatto più di tutti è la mentalità: questo difetto è da ricondurre alla società nella sua totalità, a partire dal presidente; infatti, sembra essere un fatto oggettivo che De Laurentiis non sia la figura più adatta per permettere al Napoli di ottenere risultati rilevanti, a causa delle sue palesi manie di protagonismo che, spesso, hanno condizionato anche i rapporti con gli elementi di spicco della squadra (Higuain e Sarri sono i casi principali), andando a ostacolare il processo di crescita dell’organico. Tuttavia, il problema della mentalità coinvolge anche la squadra stessa: infatti, il Napoli non è ancora riuscito ad assimilare il fondamentale aspetto della gestione dei momenti importanti, cosa che gli ha impedito, ad esempio, di vincere lo scudetto la scorsa stagione; in questo senso, lo stesso Sarri ha avuto le sue colpe, tradito più volte dalla sua inesperienza a certi livelli, infondendo alla squadra quell’insicurezza che gli ha precluso dei successi quasi certi.

In questo contesto, la figura di Carlo Ancelotti rappresenta una piccola svolta: infatti, nessuno meglio di lui può inculcare nei giocatori (e perché no, anche nello stesso presidente) quella mentalità necessaria per raggiungere obiettivi importanti, trasmettendo le sue conoscenze e la sua grande esperienza ai massimi livelli. Certo, a giudicare dai risultati in campionato non sembrano essere cambiate le cose rispetto agli anni precedenti (anzi, a livello di numeri sono peggiorate), ma qui sono molti di più i meriti altrui piuttosto che i demeriti propri, però c’è ancora un grande obiettivo che può essere raggiunto in campo europeo, ovvero quell’Europa League che il Napoli ha tutte le carte in regola per poter vincere.

Il tempo dei piagnistei, dei “trofei del bel gioco“, è finito; è arrivato il momento di crescere e diventare grandi, una volta per tutte.