ENDGAME

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La storia tra il Milan e Gennaro Gattuso è giunta al termine: a fine stagione sarà addio. Decisiva la sconfitta di Torino, figlia dell’ennesima prestazione raccapricciante di una squadra allo sbando, ma forse non quanto il suo allenatore…

A giudicare dal titolo del film, i produttori della Marvel forse avevano previsto tutto… Quanto accaduto ieri sera allo stadio Olimpico “Grande Torino” rappresenta solo l’ultimo capitolo di quella che è diventata una vera e propria agonia per il Milan negli ultimi due mesi. Al di là dei risultati, ciò che balza di più all’occhio è una evidente rassegnazione di tutti gli elementi dell’organico rossonero: infatti, se fino a qualche settimana fa questo atteggiamento inqualificabile poteva essere attribuito solo a qualche giocatore, ora ciò si è esteso non solo al resto del gruppo, ma anche all’allenatore. E questa è la cosa più grave, perché da giocatore Gattuso aveva fatto della tenacia e della grinta le sue peculiarità più apprezzate dal popolo milanista, componenti che sono venute clamorosamente a mancare da quando siede sulla panchina del Milan, o quantomeno nell’ultimo periodo. E, purtroppo, non è l’unico limite che ha palesato.

LETTURA COSTANTEMENTE SBAGLIATA DELLE PARTITE IMPORTANTI

Da giocatore, Gattuso, nelle partite che contavano, entrava in campo con la bava alla bocca, non facendo toccare palla agli avversari, cosa che non si rivede nel suo modo di preparare questo tipo di partite da allenatore; infatti, nelle partite contro le squadre di alta classifica, la costante che si ripete sempre è il timore che il Milan ha degli avversari, e che porta la squadra a interpretare queste partite sempre allo stesso modo: tutti dietro la linea della palla, e quando si è in possesso non si intravede la benché minima idea di cosa fare del pallone. Gattuso ha sempre preparato in questo modo le partite importanti, e i risultati ottenuti sono la testimonianza di ciò.

PREVEDIBILITA’ TATTICA: IL 4-3-3 LO CONOSCONO TUTTI

Da quando è arrivato a Milano, Gattuso ha usato prevalentemente questo modulo, salvo qualche variazione nel corso di questa stagione, che si è poi rivelata inadeguata. Gattuso ha continuato a insistere con questo schema, cercando di esaltare giocatori come Suso e Kessie, per i quali questo modulo è fatto su misura. Il problema sta nel fatto che le prestazioni di entrambi sono, da ormai 3-4 mesi a questa parte, ben al di sotto delle aspettative, e l’allenatore milanista non ha mai cercato di trovare alternative, come ad esempio spostare Paqueta dietro le due punte, aumentando la pericolosità offensiva. E nel momento in cui ha provato a variare, lo ha fatto con gli uomini sbagliati e nei momenti sbagliati (semifinale di Coppa Italia contro la Lazio, in cui Suso è stato schierato trequartista nel 3-4-2-1). Anche in questo caso, Gattuso non ha saputo gestire la situazione.

MENTALITA’ PROVINCIALE: ALLA PRIMA DIFFICOLTA’, LA SQUADRA CROLLA

Questo è, probabilmente, il problema più evidente che è emerso durante la gestione di Gattuso: alla prima difficoltà, la squadra esce dalla partita, iniziando a commettere una serie di errori madornali che, il più delle volte, ne compromettono lo svolgimento. In questo caso, chiaramente, l’allenatore ha delle colpe, ma fino a un certo punto, poiché se i giocatori non sono in grado di restare concentrati sulla partita per 90 minuti, l’allenatore può farci poco. Tuttavia, in molte circostanze anche Gattuso ci ha messo del suo: basti pensare alle tante volte in cui il Milan, ritrovandosi in vantaggio, si è fatto rimontare per colpa di un atteggiamento troppo passivo, spesso determinato anche da qualche cambio troppo rinunciatario.

FUTURO: PIU’ OMBRE CHE LUCI…

Aritmeticamente, il Milan ha ancora tutte le possibilità di giocarsi l’accesso alla prossima edizione della Champions League; tuttavia, ora non dipende più solamente dai rossoneri, e la pessima condizione psicofisica della squadra non aiuta a vedere le cose in maniera positiva. In questo contesto di assoluta incertezza, in ogni caso, emerge un’unica certezza: per Gennaro Gattuso, comunque andrà, sarà “Endgame”.

 

 

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