Una serata magica, condita da una delle sue solite prestazioni “monstre” in campo europeo: re Cristiano da Madera è tornato sul trono.

La Juve forse mi ha preso per questo, per aiutarla a fare cose che non erano mai state fatte“. Così ha parlato Cristiano Ronaldo, al termine del match di ieri sera contro l’Atletico Madrid, che ha visto la Juventus compiere un’impresa clamorosa, riuscendo a ribaltare il 2-0 dell’andata, sfoderando una prestazione, per qualità e intensità, pressoché perfetta. E l’autentico mattatore della partita non poteva che essere lui, l’uomo da 124 goal in Champions League, colui che per tante volte ha fatto piangere i tifosi juventini, i quali ora, invece, se lo godono e se lo tengono ben stretto. Quella di ieri doveva essere per forza di cose la sua serata, principalmente per un paio di motivazioni.

Partiamo col dire che quando Cristiano Ronaldo incontra l’Atletico in campo europeo, va a finire sempre allo stesso modo: il portoghese in trionfo, e i Colchoneros in lacrime ed eliminati. Infatti, in cinque delle ultime sei edizioni della Champions, il cammino dell’Atletico si è sempre interrotto di fronte all’ostacolo rappresentato da CR7, uscendo sconfitto per due volte in finale (2014, 2016), una volta in semifinale (2017), una ai quarti (2015) e una agli ottavi, quella di ieri. Da questi numeri, quindi, risulta eufemistico definire Cristiano la “bestia nera” dell’Atletico; si potrebbe parlare di una vera e propria maledizione.

Al di là di questa componente più che altro storica, quella di ieri doveva essere la sua serata soprattutto per un altro motivo, più legato alla sua parentesi juventina. L’estate scorsa, Cristiano Ronaldo fu acquistato dalla Juventus con uno scopo ben preciso, ovvero quello di sfatare il taboo rappresentato dalla coppa dalle grandi orecchie. Fino a ieri, tuttavia, quello ammirato sul palcoscenico continentale è stato il lontano parente del “vero” CR7; basti pensare che, prima di ieri, aveva realizzato un solo goal (tanto bello quanto inutile) in sei partite, suo record negativo in carriera. Inoltre, anche dal punto di vista delle prestazioni si sono viste molte ombre e poche luci, dando quasi l’idea che anche uno come lui, che di Champions ne ha vinte cinque, potesse sentire e subire la pressione di quella che è ormai diventata un’ossessione dalle parti di Vinovo. Emblematica in tal senso è stata la partita d’andata contro l’Atletico, sfida in cui di Ronaldo ci si ricorda solo il gesto con la mano a indicare il numero di Champions da lui vinte, in risposta ai continui insulti ricevuti dai tifosi dell’Atletico, piuttosto che di sue giocate particolarmente degne di nota. E proprio dopo quella partita, in molti hanno cominciato a porsi delle domande sull’effettiva utilità del suo acquisto: qualcuno ha addirittura fantasticato un suo “mal di pancia“, qualcun altro è arrivato a dire che ormai la sua carriera era sul viale del tramonto. Nulla di più sbagliato, naturalmente.

Si può tranquillamente dire, quindi, che il contesto intorno alla figura di Cristiano lasciava intuire che qualcosa ieri sera sarebbe dovuto scattare nella sua testa: infatti, per personaggi di questo calibro le critiche non sono altro che un enorme stimolo a dimostrare di essere ancora i migliori, mettendo in mostra tutto il talento in loro possesso. Ed è proprio quello che ha fatto questo autentico marziano ieri sera: ha svestito i panni del “comune mortale”, ha ripreso la sua corona e si è seduto nuovamente su quel trono che lo ha reso “re del calcio europeo” da almeno cinque anni a questa parte. E ora non gli resta che aiutare la Vecchia Signora nel renderla regina.