In tre anni l’Atalanta si è trasformata da “Cenerentola” a Dea del panorama calcistico italiano. E i meriti non possono che essere della società e del suo stratega, Gian Piero Gasperini.

21 settembre 2016: l’Atalanta perde in casa contro il Palermo per 0-1, e di conseguenza si ritrova al penultimo posto in classifica, con una sola vittoria in cinque partite, e la panchina di Gasperini decisamente traballante. Molte altre volte in cui una squadra si è trovata in una situazione simile, la soluzione adottata è stata l’esonero dell’allenatore. Questa volta, però, non è andata così, ed è stato quello forse il momento della svolta di un percorso i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti. Quella stagione, infatti, a livello di numeri, è stata la migliore della storia atalantina: quarto posto in classifica con 72 punti all’attivo, e conseguente qualificazione diretta alla fase a gironi di Europa League.

La vera novità di questo progetto è, però, rappresentata da una componente che, per una realtà di provincia come poteva essere considerata l’Atalanta fino a qualche anno fa, non è affatto scontata: la continuità. Infatti, i risultati ottenuti un paio di stagioni fa non possono essere considerati come un exploit fine a se stesso, ma, alla luce di quanto sta accadendo, in quella stagione sono state gettate le basi di un progetto che continua a svilupparsi in maniera costante e, soprattutto, continua a portare risultati insperati. Un esempio lampante di ciò è il percorso che l’Atalanta ha fatto lo scorso anno in Europa League, in cui è stata in grado di esprimere un calcio spumeggiante anche contro squadre ben più quotate, almeno sulla carta, come ad esempio Everton o Borussia Dortmund. I meriti di tutto ciò, chiaramente, devono essere equamente divisi tra la società, che ha compiuto e sta tutt’ora compiendo un grande sforzo per mettere a disposizione del tecnico un organico di assoluto livello, e, soprattutto, l’allenatore, anzi, in questo caso, lo stratega, Gian Piero Gasperini, a cui va dato il merito di aver imposto un’idea di calcio rivoluzionaria e moderna, ispirata dal modello inglese, e che in Italia era forse impensabile che si potesse attuare. In questo modo il Gasp è riuscito a tirar fuori il meglio dai suoi giocatori, che ormai hanno acquisito una padronanza nei propri mezzi, sia tecnici che fisici, che li rendono tra i più ricercati in Europa.

Ovviamente, oltre che sulla squadra, bisogna anche soffermarsi su alcuni singoli che stanno facendo la differenza: in primis non si può non citare il Papu Gomez, vera anima di questa squadra, la cui intelligenza tattica abbinata a una tecnica sopraffina lo rendono un vero jolly che qualsiasi allenatore vorrebbe avere nella propria squadra. Gli altri due assoluti trascinatori della Dea sono Josip Ilicic e Duvàn Zapata: la qualità strabordante del primo, a cui ha anche aggiunto una sorprendente continuità di prestazione in questa stagione, e lo strapotere fisico e balistico del secondo (17 gol in campionato fino ad ora), fanno sì che entrambi possano essere considerati dei top del nostro campionato, e che, chiaramente, l’Atalanta punta a trattenere il più a lungo possibile.

Progettazione e visione moderna del calcio: ecco i segreti con cui l’Atalanta è diventata la Dea, bella e spietata, del calcio italiano.