Un processo iniziato da tanti anni, ma che si è consumato definitivamente negli ultimi 10 giorni: il Milan, almeno come lo si conosceva, non esiste più. Il club italiano più glorioso, ostaggio di una mediocrità generale, si è auto-distrutto con le sue stesse mani, lasciando di sé soltanto un ricordo ormai lontano.

Immaginate per un attimo di trovarvi in chiesa, nel bel mezzo di una celebrazione funebre, in cui si rende omaggio a un defunto. Solitamente si fa un discorso su quanto di buono quella persona cara ha fatto nella sua vita, ma in questo caso non sarà così; qui, oggi, si parlerà di come questo defunto, conosciuto da tutti come AC Milan, è stato sostanzialmente ucciso, dopo anni e anni di agonia. E soprattutto ci si focalizzerà su chi l’ha ucciso, o meglio, su chi gli ha sferrato il colpo di grazia. E potete scommetterci, di colpevoli ce ne sono tanti. Ma quelli che più interessano sono i principali.

 

PRIMO COLPEVOLE: L’INCOMPETENZA DELLA DIRIGENZA

Ricordate la favola del “Milan ai milanisti“? Eccovi uno spoiler: non è a buon fine. Per molti anni in tanti si sono fatti promotori di questo slogan, visto come un salvagente su cui aggrapparsi. Con l’avvento della nuova proprietà, per la prima volta si è materializzato questo desiderio comune: da Maldini a Boban, passando per Leonardo e Gattuso. Sembrava tutto perfetto. Tuttavia, qualcosa è andato storto. Ma come, non bastava solo la loro presenza per sentirsi al sicuro? Evidentemente no. La storia non può bastare come criterio in base al quale scegliere un dirigente. Ad eccezione di Leonardo (toh, guarda caso non c’è più…), gli altri elementi non hanno il curriculum, la competenza per svolgere una funzione così delicata. L’esonero di Giampaolo dopo 7 giornate può essere una scelta rischiosa, ma un minimo condivisibile. Tuttavia, se a sostituirlo è un allenatore di pari livello come Pioli, che non può garantire di risollevare le sorti della squadra, allora la scelta diventa scellerata. E parecchio.

SECONDO COLPEVOLE: ALLENATORI INADEGUATI AL CONTESTO

Premessa: il tasso di colpevolezza, in questo caso, è più basso. Perché se è vero che da un lato manca l’esperienza per stare a certi livelli, d’altro canto non si può ignorare che il materiale a disposizione non è eccelso. Giampaolo, in un certo senso, è stato vittima di quest’ultimo aspetto. Tuttavia, anche lui ci ha messo del suo. Infatti, sin dal ritiro estivo si è fossilizzato su un modulo, che poi è quello con cui ha fatto le sue fortune, non rendendosi conto, però,  che gli uomini a disposizione non gli consentivano di utilizzarlo, salvo poi accorgersene a campionato iniziato. In più, si è reso colpevole di aver insistito troppo con elementi fuori da ogni tatticismo, mancando, in secondo luogo, nell’inserimento dei nuovi arrivati, usati spesso con il contagocce. Risultato: in campo non c’è mai stata una squadra, ma gente che non aveva la minima idea di cosa fare.

 

TERZO COLPEVOLE: GIOCATORI SCARSI, TECNICAMENTE E MENTALMENTE

Alla fine è sempre il campo a parlare. E qui si può tranquillamente dire che il campo sta urlando ai 4 venti che in questa squadra ci sono troppi elementi che non c’entrano nulla con il contesto rossonero. Gente come Suso che sa fare solo una cosa, e nel momento in cui la si capisce, viene annullato. Gente come Calhanoglu che, a livello mentale, ha la stessa forza di una piuma, e il che poi incide anche a livello tecnico. Loro sono soltanto un paio di esempi, perché ce ne sarebbero tanti altri. C’è comunque un fattore comune che lega tutti i giocatori: un’imbarazzante fragilità mentale. Qui, però, incide molto la componente dell’inesperienza (la rosa del Milan è la più giovane del campionato), oltre alla mancanza di un vero leader carismatico nel gruppo.

 

CONCLUSIONI: SI PUO’ RISORGERE?

Ad oggi è davvero complicato immaginare una “resurrezione” in tempi stretti. Manca la programmazione, la visione, la pazienza, l’esperienza, tutte componenti fondamentali per una società di alto livello. Fin quando verranno a mancare questi aspetti, difficilmente si potrà anche solo immaginare di rivedere il Milan ai fasti di un tempo. Per il momento, dunque, ci si deve limitare a dire soltanto una cosa: pace all’anima sua.