LeBron James: The Decision 3.0 ai Lakers è corretta?

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THE DECISION 3.0- LeBron James ha scelto: dopo aver raggiunto l’ottava finale di fila, divise in 3 a Miami, che hanno fatto da intervallo alle altre 5 in Ohio, il Prescelto giunge a Los Angeles. The Decision 3.0 è una di quelle suggestive: vincere l’anello con i Lakers significherebbe diventare l’unico giocatore a vincere la NBA con tre franchigie differenti.
Una scelta ponderata, in cui il direttore generale Magic Johnson è stato fondamentale per far giungere The King nel secondo team più titolato della Lega, 16 successi, secondo solo ai Boston Celtics e i loro 17 titoli. James approda in Western Conference, abbandonando dunque la possibilità di sfidare i Golden State Warriors soltanto alle Finals: l’equilibrio delle due Conference ora è davvero spropositato, in cui Ovest trionferà con ogni probabilità per i prossimi 5 anni, soprattutto considerato che la squadra di Stephen Kerr possiede un roster imbattibile, che è stato incrementato con l’acquisto di DeMarcus Cousins, altro free agent che come LeBron si accasa a propria scelta, con un sistema che probabilmente ha perso la proprio efficienza.

PRO: THE KING È UNA GARANZIA- Il classe ’84 ha fatto la sua scelta, e come ogni decisione, ci sono pro e contro, ma probabilmente quando si parla dell’americano, non è lui a mettersi in discussione quanto piuttosto la Lega e la franchigia stessa. A 33 anni, a dicembre 34, James è ancora il Re della NBA, come dimostrato anche quest’anno nelle Finals, con una gara-1 da 51 punti gettate alle ortiche, come l’anello, dalla folle scelta del possesso di JR Smith, altro motivo probabile che ha portato il Prescelto a lasciare casa per la seconda volta, dopo essersi fatto perdonare della scelta di Miami che portarono i tifosi ad incendiare le sue magliette. Questa volta l’effetto è diverso: i tifosi sono grati per quel trionfo in rimonta da 3-1 e non guarderanno più partite consci che i Cavs vivranno anni di declino. Il GOAT del basket è ancora affamato di vittorie, il fisico e la forma sono dalla sua parte, così come il rischio infortuni pari allo 0%: come Cristiano Ronaldo e il possibile acquisto della Juventus, anche LeBron, simile al portoghese per ambizione e sacrificio, l’acquisto oneroso ne vale eccome, anche se l’età non è più un vantaggio. 154 milioni per i prossimi 4 anni, proprio come CR7, in una situazione molto simile, che va a spostare gli equilibri.
L’ambizione di vincere la NBA con 3 squadre differenti è alta, soprattutto farlo con una franchigia leggendaria, con 31 finali e 31 titoli di Conference, che non vince dalla stagione 2009-10 che difatti fu il bis a quello dell’anno precedente, e addirittura non si qualifica alle Finals da ben 6 anni: un’eternità per una franchigia di questa portata, che proverà a risorgere, come accaduto quest’anno ai Boston Celtics vicini al colpaccio contro Cleveland. LeBron delizierà nello Staples Center, da dividere con i Los Angeles Clippers ovviamente: la sfida di murarsi in ad Ovest, dove ci sono i migliori, sarà un’altra sfida intrigante per James, che avrà un roster di tutto rispetto a quello dell’Ohio, Kentavious Caldwell-Pope, JaVale McGee, Lance Stephenson e infine Rajon Rondo. Nomi discordanti rispetto a quelli che in molti immaginavano James volesse come componenti del suo roster, che hanno fatto storcere il naso a molti tifosi e che potevano essere non graditi al nuovo arrivato. In realtà in quelle decisioni c’è stato anche lo zampino di LeBron. Una formazione importante, che toglie alcune responsabilità a James che avrà a disposizione compagni migliori rispetto al recente passato: il #6 e #23, vestirà entrambi a Los Angeles, avrà dalla sua anche i consigli di coach Lue a Luke Walton per gestirlo al meglio.

CONTRO: VINCERE È POSSIBILE? CON LEBRON SI’- Il Prescelto era free agent e poteva scegliere tra varie franchigie: Philadelphia 76ers, un ritorno a Miami, San Antonio Spurs o un clamoroso approdo nella Baia di San Francisco dal rivale Steph Curry per rendere inutile la partecipazione delle altre squadre NBA, anche se già oggi, Kerr dispone di un roster di All-Star. Ci sono pochi contro, perché davvero poche squadre dispongono di buoni giocatori e denaro da offrire al Re, quindi come detto prima, è lo stesso LeBron a spostare gli equilibri ovunque vada. L’unica domanda è: riuscirà a vincere? James è il più forte di tutti ma ha anche perso tanto per via della presenza di squadre fortissime contro cui poteva fare ben poco: anche questa volta, ha scelto i più deboli e quelli che devono rifondare. Una sfida ambiziosa e fattibile, almeno per giungere nei primi turni della post-season, per poi, magari tra due estate, provare l’affondo. Con LeBron si può!

 

 

Informazioni su Mattia Esposito 120 Articoli
Giornalista sognatore che ama lo sport, dal tennis al calcio, passando per i motori: scrivere per la Storia

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