NBA: Golden State si conferma campione schiantando Cavs nell’ultima di LeBron!

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Hanno vinto i più forti, ancora una volta, Golia ha avuto ragione su Davide: Golden State Warriors vince il 6° anello della sua storia, il terzo negli ultimi 4 anni, il secondo di fila. Un’egemonia interrotta soltanto per merito della favolosa rimonta 2016 targata LeBron James, il Prescelto, pronto a farsi perdonare del tradimento di 4 anni prima destinazione Miami: la celebre remuntada da 3-1 però non si è ripetuta quest’anno e probabilmente rimarrà un caso isolato nella storia della NBA.
Gara 4 è un autentico monologo, come tutta la serie del resto: 108-85 il risultato finale della notte italiana, in una sfida mai in discussione, ma soprattutto nella serata in cui Kevin Durant soffia il titolo MVP delle Finals, spiazzando tutta la Quicken Loans Arena che si aspettava Stephen Curry dopo 37 punti e 7 bombe dall’arco. Secondo titolo personale di fila per KD35, che entra a far parte del cerchio di campionissimi che sono riusciti in tale impresa come lo stesso LeBron James, Michael Jordan o Kobe Bryant: una vittoria figlia della favolosa prestazione da 43 punti di gara 3 sopperendo alla scarsa mira dei compagni, ma anche grazie alla prima tripla doppia in una gara delle Finals di stanotte. Un voto quasi unanime (7 voti su 11), ben 8 vittorie su 9 gare di Finals e sempre a segno con almeno 20 punti: l’ex Thunder rimarrà anche a fine contratto nel 2019. Gli Warriors ormai sono diretti ad entrare nell’Olimpo delle grandi franchigie della storia come Boston Celtics degli anni ’60 e i suoi 11 titoli oppure Chicago Bulls di Jordan e i due “Three-Peat”: Golden State nelle prossime stagioni continuerà a dominare e stracciare record come quello delle 73 vittorie e 9 sconfitte in regular season della stagione 2015/16, statene certi.
È la vittoria di squadra, di un dominio destinato ad essere incontrastato per i prossimi anni grazie ad un quintetto favoloso che va ad unirsi ad una panchina che vale come i titolari ed umili al punto giusto per fare gruppo, tutto sotto un gioco spumeggiante diretto dal direttore d’orchestra ex Cavs e Bulls Steve Kerr: circolazione e tiri da tre, in schemi rapidi stile Napoli nel calcio ma più vincente.
Fronte Cavs invece, anzi fronte James, ennesima sconfitta in finale su 8 finali consecutive, l’unico a riuscirci con due franchigie differenti: purtroppo, giocare senza squadra, senza appoggi, contro tali avversari, è difficile spuntarla. Dico fronte James, perché in realtà Cleveland è solo LBJ23, come mostrato in questa serie dove il Re è arrivato comprensibilmente scarico dopo il record di 104 (!) match giocati di fila, peraltro con un infortunio mascherato: dopo gara-1 distrutta da JR Smith, James ha dato un pugno alla lavagnetta degli spogliatoi, fratturandosi la mano, mostrando l’incidente solo a fine gara-4 per evitare alibi sulla sconfitta bruciante. Probabilmente è stata l’ultima del Prescelto davanti al suo pubblico, firmando comunque 23 punti sul tabellino: quale sarà la prossima scelta? Cleveland è attesa da un profondo cambiamento, ed inevitabile declino, anche perché Kevin Love dovrebbe partire, colui che è stato l’unico ad appoggiare The King: LeBron cambierà ancora le sorti di franchigia e Lega. Una sconfitta difficile da accettare ma giusta contro la potenza degli avversari che anche in gara 4 non hanno dato minima speranza agli avversari di crederci se non dopo 13 punti di fila di James e il momento 38-39 di secondo quarto, spazzato via dal quasi +30 finale: se solo Smith avesse fatto la scelta giusta in gara-1, LeBron non avrebbe dato quel pugno, quindi niente infortunio e ulteriori chance Cavs.
Un’altra annata è volata via, un altro anello è giunto nella Baia di San Francisco: chi fermerà Golden State Warriors?

Informazioni su Mattia Esposito 120 Articoli
Giornalista sognatore che ama lo sport, dal tennis al calcio, passando per i motori: scrivere per la Storia

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