Una pesante crisi di gioco, identità e risultati sta conferendo alla stagione della Roma dei connotati catastrofici. E il maggiore responsabile continua a “lavarsene le mani”.

Da un estremo all’altro. Circa un anno fa, di questi tempi, la Roma portava a compimento un‘impresa epica, umiliando i marziani del Barcellona e raggiungendo, di conseguenza, la semifinale di Champions League. A distanza di quasi 12 mesi, la situazione si è capovolta: settimo posto in campionato, a 4 punti dalla zona Champions; fuori agli ottavi della Champions stessa, per mano del Porto; fuori ai quarti di Coppa Italia, con un umiliante 7-1 subito dalla Fiorentina. Se non è un disastro questo, poco ci manca. Le cause di ciò sono almeno un paio, e di rilevante importanza.

L’aspetto che colpisce maggiormente riguarda le scelte alquanto discutibili che la Roma, e nella fattispecie la figura dell’ex D.s Monchi, ha fatto nelle ultime due annate in sede di mercato: infatti, nonostante alcune mosse si siano rivelate azzeccatissime (Zaniolo su tutti), ci sono stati degli errori madornali che hanno (e stanno) condizionando l’andamento della squadra giallorossa; in particolar modo, spicca un’inadeguata sostituzione di alcuni elementi fondamentali che sono partiti la scorsa estate, tra cui Nainggolan, Strootman e Alisson, che si vanno ad aggiungere a Mohamed Salah, ceduto un paio di anni fa forse a cuor troppo leggero, così come gli altri tre citati.

In tutto questo, a farne le spese non poteva che essere, ovviamente, l’allenatore: infatti, il lavoro di Eusebio Di Francesco è stato cancellato da questi errori grossolani, che hanno influito ad abbassare il tasso tecnico della squadra, rendendola fragile in alcune zone nevralgiche del campo (in particolar modo la difesa). Di certo lo stesso tecnico ha commesso qualche errore, ma bisogna essere onesti, non poteva fare molto di più. Così come non può fare molto di più l’attuale allenatore, Claudio Ranieri, che, fino a questo momento, non è ancora riuscito a risollevare le sorti della squadra.

A questo punto, è chiaro che il responsabile principale di questa situazione non può che essere il presidente Pallotta, che è sostanzialmente un corpo estraneo all’ambiente romano e romanista, vista la sua scarsa vicinanza alla squadra per motivi più che altro geografici; tuttavia, questa non può essere una giustificazione per le evidenti lacune che sta dimostrando nella gestione della società, in quanto non ha mai realmente messo a disposizione dei suoi dirigenti le risorse necessarie per rinforzare la rosa come si deve, e non curante di ciò, continua a scaricare su altri delle colpe che, in gran parte, sono sue.

In un anno si è passati da un progetto in rampa di lancio a un semi-fallimento tecnico: possiamo parlare di un vero e proprio profondo (Giallo)rosso.