Sergio Marchionne addio: quale futuro per il mondo Agnelli?

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PERDITA INCOLMABILE?- Nato il 17 giugno 1952 a Chieti, Sergio Marchionne si trasferisce già a 14 anni in Canada, dove intraprende gli studi di Filosofia, contro il volere del papà Maresciallo, ma anche Economia e Giurisprudenza, che gli aprono le porte delle grandi aziende americane dopo aver lavorato anche come magazziniere e “dietro le quinte” prima di esplodere come manager una volta ritornato in Italia, per volere di Umberto Agnelli nel Cda della FIAT, salvo poi diventare amministratore delegato risollevando le sorti dell’azienda in 14 anni, giungendo anche a capo della Ferrari. Il braccio destro della famiglia Agnelli, in un binomio che in poco più di un decennio ha permesso la più antica casa automobilistica italiana di fatturare più di 130 miliardi di euro lo scorso anno. Poi, ecco un fulmine a ciel sereno: in primavera 2019, Marchionne sarebbe dovuto uscire di scena, rimanendo alla presidenza di Maranello però, ma ciò accade anzitempo, con una morte annunciata come già detto giorni scorsi, con un consiglio straordinario e un organigramma ridisegnato, fino alla scomparsa odierna.
Una perdita ricordata da tutti i politici italiani, dai giornali, anche in tv, tanto che su Rai c’è stata un’edizione straordinaria del TG per annunciare la scomparsa, così come negli States da parte dei maggiori quotidiani statunitensi e le condoglianze di Donald Trump e Barack Obama, sinonimo di una sinergia e una stima importante. La scomparsa sarà incolmabile, sia dal punto di vista umano che manageriale: come reagirà l’impero Agnelli?

CALO IN BORSA- Subito dopo le notizie di venerdì sulle condizioni del naturalizzato canadese circa le complicazioni dell’operazione alla spalla , FIAT ha segnato un -15%, segno di una sfiducia sul nuovo corso post-Marchionne che cercherà comunque di continuare il progetto dell’abruzzese, anche se i tagli del 2018 sono un incidente di percorso rispetto al progetto degli incrementi entro il 2022. La morte improvvisa di Marchionne per un’embolia cerebrale, o forse un tumore chiamato sarcoma, ha dato vita a vari cambi in termini di incarichi: la presidenza del Cavallino è ora in mano a John Elkann insieme a Louis Camilleri, ex numero uno di Philip Morris, alla guida di Ferrari. Suzanne Heywood a capo di Cnh e mentre Mike Manley nuovo ad di FCA, che già ha informato riguardo il primo bilancio trimestrale, anche se oggi, giorno piuttosto difficile, c’era la seconda parte dell’anno da mettere a bilancio.
Il calo in borsa preoccupa i piani alti, soprattutto dopo il lavoro del manager italiano, che ha stravolto l’azienda torinese, salvandola dal fallimento e facendola diventare una macchina da guerra, per cui John Elkann, presidente FIAT, della holding Exor e ora anche di Ferrari gliene sarà sempre riconoscente. Il classe ’52 era arrivato a Fca nel 2003, come consigliere di amministrazione su richiesta di Umberto Agnelli. Avrebbe assunto la carica di ad l’anno successivo. “Perdiamo due milioni di euro al giorno, la situazione non è semplice”, aveva constatato. La rinascita di Fca dopo la rottura del patto con Gm e la restituzione dei debiti alle banche, è stato il suo primo successo. L’azienda è solida ma il vento della crisi mondiale mette di nuovo tutto in difficoltà. Nel 2009 Marchionne cerca la salvezza nel salvataggio di Chrysler e nella fusione di Fiat con la casa americana. Con Fca nasce un colosso da 4,5 milioni di auto all’anno, il settimo costruttore mondiale. Nel 2010 lo scontro con la Cgil. Marchionne chiede la rinuncia allo sciopero, come aveva ottenuto in America. I sindacati si dividono. Il piano Fabbrica italia, travolto dalla crisi globale, non viene realizzato. Nel 2014 Marchionne fissa un nuovo obiettivo: entro fine 2018 azzeramento dei debiti e della cassa integrazione. Il primo viene centrato, la cassa riguarda ancora il 7 per cento dei dipendenti. Era il 27, quattro anni fa. Negli ultimi anni Marchionne tenta un nuovo accordo con Gm per creare il primo produttore mondiale e risparmiare sugli investimenti. Da Washington arriva un “no”. Nel 2017 annuncia la sua uscita di escena da Fca, mentre l’ultima uscita risale a due giorni prima dell’operazione, il 25 giugno, per la “donazione” di una Jeep ai Carabinieri.

QUALE FUTURO PER L’AZIENDA AGNELLI?- Ed ora? Il capo della Jeep Mike Manley è il primo straniero leader al Lingotto e l primo appuntamento è stato, lunedì e martedì, la riunione a Torino, al Lingotto, del Gec (Group Executive Council), l’organismo decisionale del gruppo, riguardo proprio lo sponsor della Juventus, se esportare ulteriormente oltre l’Atlantico una delle auto più vendute negli States che corrisponde circa al 55% oltre ad un altro 25% tra Canada e Messico. Temi di discussione importanti sono inevitabilmente anche le alleanze, forse con Hyundai, o una partnership e merchandising in Cina, aspetto non di poco conto in tale periodo dove il mercato asiatico ha maggiori offerte.
Un altro aspetto, è quello dell’ibrido ed elettrico, da affrontare per stare al passo con i tempi: insomma, ci sarà da lavorare per la famiglia Agnelli, che avrà ancora un’altra grana da risolvere. Infatti, ancora una volta, sarà John Elkann a rimboccarsi le maniche e avere di nuovo la responsabilità di scegliere giusto, ma, adesso, senza l’uomo di fiducia che gli aveva permesso di maturare senza pressioni. Nel ’97 la decisione dell’eredità pesante del nonno, morto nel 2003 improvvisamente ed ancora giovanissimo come il cugino Andrea Agnelli, a cui poi ha affidato la presidenza bianconera nel maggio 2010, che proprio a inizio luglio ha acquistato il #1 al mondo Cristiano Ronaldo grazie anche al benestare di Marchionne con l’idea di un CR7 testimonial: a John, ora, l’ennesimo, arduo, compito, di decidere da solo…

Informazioni su Mattia Esposito 120 Articoli
Giornalista sognatore che ama lo sport, dal tennis al calcio, passando per i motori: scrivere per la Storia

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