SPARANDO SI IMPARA

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I gol, la sua esultanza, la sua freddezza e il suo essere spietato sotto porta; da perfetto sconosciuto a star del momento, Krzysztof Piatek ha conquistato tutti.

“Chi è questo?” “Da dove viene?” “Come si legge il suo nome?”; molto probabilmente saranno state queste le domande che qualsiasi amante del calcio si sarà posto quando, per la prima volta, si è sentito parlare di Krzysztof Piatek: un anno fa, di questi tempi, il polacco giocava nel KS Cracovia, e ora invece si ritrova ad essere un elemento decisivo e fondamentale per la propria nazionale. E non solo per lei, ovviamente. Infatti, se la vita del polacco è stata rivoltata come un calzino in un solo anno, lo si deve a ciò che ha fatto, fino a questo momento, nella sua prima stagione nel nostro campionato.

A giugno, il Genoa lo acquista per 4 milioni di euro, con l’intento iniziale di mandarlo in prestito, magari in serie B, per fargli “fare le ossa”, solo che le cose prendono una piega diversa: l’11 agosto il Genoa gioca la sua prima partita ufficiale stagionale, in casa contro il Lecce, valevole per il terzo turno di Coppa Italia; Piatek parte dal primo minuto, suscitando la curiosità dei suoi nuovi tifosi, vogliosi di capire di che pasta era fatto. Bastano 37 minuti, e tutti se ne innamorano: il polacco mette a segno 4 reti, tra lo stupore generale, poiché nessuno immaginava potesse avere un talento di questo genere. Per tutta la prima parte di stagione il “Pistolero” continua a mietere vittime su vittime, attirando su di sé l’attenzione di mezza Europa, pronta a scatenare una vera e propria asta per il mercato estivo. 19 gol in 21 partite recita il suo score in maglia rossoblù.

Tuttavia, non tutto va come previsto: il Milan, infatti, per sostituire lo scontento Higuain, volato a Londra, decide di puntare sul polacco, convincendo Preziosi a cederlo già a gennaio, mettendo sul piatto una cifra vicina ai 40 milioni, decuplicando quella sborsata dal Genoa appena 6 mesi prima, suscitando non pochi dubbi riguardo l’effettiva utilità di questa operazione. Il buon Krzys, in ogni caso, non ha esitato a spazzare via, nuovamente, qualsiasi perplessità, facendo ciò che gli riesce meglio, ovvero gol: 8 in 10 partite, 6 in 8 di campionato, più i 2 in Coppa Italia, con cui ha annichilito il Napoli al suo esordio in rossonero. In totale, considerando anche le partite in nazionale, Piatek ha realizzato 29 reti in 34 partite, con una media impressionante di 0,85 gol a partita.

E’ evidente come questi numeri raccontino molto di quello che Piatek sta facendo in questa stagione e del potenziale di cui dispone; però, chi lo conosce bene, sin dai suoi esordi nelle giovanili del Lechia Dzierzoniow, non è rimasto affatto sorpreso del suo impatto nel calcio che conta: infatti, in patria viene descritto come un ragazzo che da sempre ha avuto una cultura del lavoro e dell’impegno decisamente notevoli, frutto delle alte pretese che il padre, ex calciatore a livelli non eccelsi, ha sempre avuto nei suoi confronti, spingendolo in questo senso a migliorarsi continuamente. Da questo punto di vista sembra di rivedere, in circostanze simili seppur non del tutto uguali, il processo di crescita che ha portato a imporsi nel grande calcio un certo Andriy Shevchenko, di cui Piatek è considerato (anche dallo stesso ucraino) erede.

I paragoni, chiaramente, ci sono e ci saranno sempre, anche molto pesanti come quest’ultimo; in molti ne risentono la pressione, altri la sanno gestire, trasformandola in stimolo per continuare a migliorarsi. Di conseguenza, si può immaginare come proverà a sfruttarla il pistolero polacco, con il chiaro obiettivo di imparare da chi c’è stato prima di lui, facendolo nell’unico modo che lui conosce: sparare.

 

 

 

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