Vittorio Pozzo: un alpino che scalo la vetta del mondo per due volte.

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50 anni fa nella sua casa di Torino, si spegneva il commissario tecnico piu’ vincente della nazionale italiana Vittorio Pozzo.

Vittorio Pozzo nasce a Torino nel 1886, e’ uno studente di lingue e appasionato di calcio e grande tifoso della FC Torinese. Durante i suoi anni di studio all’universita’ di lingue viaggia tra l’Italia, la Svizzera e l’Inghilterra, quest’ultima influenzera’ molto le sue scelte riguardo il gioco e la tattica quando diventera’ allenatore.

Dopo aver giocato alcuni anni in Svizzera nel Grasshopers, torna nella sua Torino per contribuire alla fondazione di uno dei club piu’ vincenti d’Italia, il Torino, di cui ne fu’ fondatore, calciatore e allenatore.

Ma i suoi piu’ grandi successi li ottiene con la nazionale italiana che allena in tre diversi intervalli, la prima nel 1912 ma si dimise dopo la sconfitta alle olimpiadi di Stoccolma contro la Finlandia. Dopo la prima panchina con la nazionale partecipa alla prima guerra mondiale come sergente degli alpini. Utilizzo’ la sua esperienza alpina anche nel modo di formare e cementificare il rapporto tra i componenti  delle sue squadre, amava preparare spiritualmente i giocatori agli incontri ricordando loro la battaglia del Piave, e si diceva che facesse cantar loro le canzoni di guerra degli alpini.

Dopo una seconda esperienza nella nazionale e aver allenato il Milan, nel 1929 ritorna per la terza volta a guidare la nazionale italiana, e da qui comincia il suo ciclo vincente.  Vinse infatti due titoli mondiali nel 1934 e nel 1938, un oro olimpico nel 1936 a Berlino (l’unico del calcio italiano) e due Coppe Internazionali (manifestazione antesignana del Campionato europeo di calcio) nel 1930 e 1935.

Il segreto del suo succeso fu nell’utilizzo del cosidetto “sistema” e del “metodo” come tattica. Sul primo si ispiro a Herbert Chapman (l’allenatore dell’Arsenal, inventore di questa tattica vincente), il secondo fu frutto dell’intuizione sua e del suo amico-rivale Meisl (allenatore dell’Austria), si tratta di uno schieramento con due difensori arretrati e un giocatore centrale posto dinnanzi alla difesa, in mezzo troviamo due mediani. Questo giocatore, detto appunto centromediano metodista era il cardine della manovra ed era un vero e proprio antecedente del “regista” all’italiana. Rispetto al sistema lo spostamento in avanti del difensore centrale forniva un maggiore sostegno ai mediani. Infine, l’arretramento verso la mediana dei due “attaccanti interni” della piramide (detti anche “mezze ali”) dava origine ad una formazione del tipo 2-3-2-3, o “WW”, poiché ripeteva sul campo la forma di queste lettere. In questo modo si creava di fatto una superiorità numerica a centrocampo: la difesa risultava più protetta e i contrattacchi risultavano più rapidi ed efficaci.

Un allenatore vincente che e’ stato ispirazione di molti tecnici a venire.

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